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Page 1 of 2 FIAMMIFERI: DA QUELLO CHIMICO A QUELLO IGIENICO. Alla Francia il primato dell’idea, ma Germania e Inghilterra rivendicano la paternità del fiammifero moderno. Quasi due secoli “illuminati” da minerva, familiari, cerini e svedesi. Parigi, 1805. Un bastoncino con una capocchia di pasta a base di clorato di potassio, zolfo e gomma arabica si accendeva per reazione chimica dopo esser stato immerso, da tale Chancel, in un recipiente contenente una spugna d’amianto imbevuta di acido solforico. Era stato inventato il fiammifero che nella sua versione primitiva iniziò dopo pochi anni ad essere commercializzato in confezioni dal costo di un fiorino. Ma fu intorno al 1830 che sul mercato apparvero i fiammiferi a sfregamento. Contestato il nome dell’inventore: Ludwig Kammerer per i tedeschi, per gli inglesi, due “litiganti” tra i quali fa capolino un nome tutto italiano, quello del piemontese Sansone Valobra che nel 1828 fabbricava per primo, a Napoli, fiammiferi con capocchia a base fosforica, subito venduti alla Corte dei Borboni per un ducato a confezione (ogni scatola ne conteneva venti pezzi). La pericolosità dell’utilizzo del fosforo bianco, dannoso per la salute degli operai nonché facile agli incendi e alle esplosioni, ma che nonostante tutto sarebbe stato impiegato fino al 1906, stimolò lo studio di una “variante” ancora una volta tutta italiana: il farmacista Domenico Ghigliano proponeva i fiammiferi senza fosforo, ottenendo dal Governo Sardo, nel 1858, un attestato di privativa sulla base del quale iniziava la commercializzazione di questa sua invenzione. La paternità dei primi fiammiferi detti “di sicurezza” è però riconosciuta al professor Gustav Erk Pasch della Reale Accademia Svedese delle Scienze che nel 1844 “studiava” una capocchia formata da clorato di potassio, solfuro di antimonio e gomma. Un affare per l’industriale svedese Johan Edward Lundstrom, che nel 1858 inizia a Jonkoping la fabbricazione su larga scala degli “svedesi”.
L’inesorabile fine dell’impiego del fosforo bianco, messo al bando nel 1906, fu segnata dalla nascita del primo sistema industriale per la produzione del sesquisolfuro di fosforo e dal brevetto di una formula di composizione di nuove “teste” accendibili ovunque, della società inglese Albright & Wilson alla fine del secolo scorso. Per l’Italia, va a Perugia l’esordio nella produzione dei fiammiferi cosiddetti igienici, dove, tra il 1899 e il 1903 i fratelli Luigi e Attilio Purgotti ottengono ben sette brevetti di fabbricazione.
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